Teresa Iannone è una pittrice astrattista Italiana e fondatrice dello spazio artistico Urban Dripping Mind (UDM). Nata a Mercato San Severino (Salerno, IT), si laurea presso la prestigiosa Accademia di Belle Arti di Napoli nel 1978 specializzando si in Scenografia. Nel corso della sua carriera si è dedicata con successo a diversi ambiti di interesse artistico-culturale, dalla Scenografia, alla Decorazione, e quindi Regia, Costume di scena, Interior Design e Scenotecnica. Ha partecipato a numerose esposizioni in città importanti dell’arte italiana come a Roma, Salerno, e Benevento. Esegue dal ‘78 all’ ‘83 numerosi lavori d’interni presso studi e industrie del mobile, nell’ambito del design e della progettazione. Dal ‘79 al ‘84 è membro esperto della commissione dei beni Culturali ed Artistici presso il comune di Mercato San Severino. Dall’ ‘84 ad oggi è Professoressa presso il Ministero dell’istruzione dell’Università e della Ricerca. Nel 2015 partecipa alla Collettiva del Festival Vinarte presso Guardia Sanframondi, Benevento. Dal 2016 al 2018 è Curatrice del Progetto Mondrian, contest scolastico realizzato pressol’IC Giovanni Palombini. Nel 2015 è protagonista di una personale presso il Palazzo Vanvitelli di Marcato San Severino, Salerno. Nel 2011 fonda lo spazio artistico Urban Dripping Mind e porta la sua arte per la prima volta nel Gennaio del 2020 a New York City esponendo alla Montserrat Contemporary Art Gallery in Chelsea.

LE OPERE DI TERESA IANNONE

Abitare un’opera d’arte è possibile, è possibile abitarla con lo sguardo, indovinarne le architetture ardite e discoprirne i luoghi esemplari che edifica. Abitare un’opera d’arte è possibile con la produzione pittorica di Teresa Iannone, che trasforma, armata di spatola e di una spiccata sensibilità coloristica, lo spazio bidimensionale in intricato accordo di piani sovrapposti e inclinati, quasi come a rincorrere il verticalismo dello skyline newyorkese. La Iannone sembra scomporre il paesaggio urbano per poi ricomporlo nuovamente, sembra, per dirla alla maniera di Ludwing Wittgenstein, “distruggere la nitidezza con la nitidezza”. In pratica, boicotta il nitore del reale (o della sua rappresentazione figurativa) lasciandolo prima soccombere e poi rigenerandolo in quello dell’immagine-pensiero. Allontanarsi dall’artefigurativa, in cui la pittrice si era in un primo momento cimentata, diventa non solo una scelta stilistica, ma anche un modo per dare sfogo ad una visione diversa delle cose e del mondo, meno verosimile in termini di forme, ma più accurata nella sostanza dei contenuti. Nitidezza quindi intesa come approccio allegorico e razionale alla pittura, lasciando però spazio alle molteplici influenze ricevute dai numerosi campi di azione di Teresa, che spaziano dalla scultura, al design fino alla regia, alla scenografia e alla scenotecnica. E così questa continua azione di sfocare per rimettere a fuoco, quasi in una sorta di rompicapo, di gioco cerebrale, apre tutta una serie di differenziate interpretazioni dell’opera, permettendo al fruitore di captarvi ciò che vuole. Il quadro, in questo modo, diventa superfice magnetica, non solo per gli occhi, ma per la mente, catturata nel continuo tentativo di interpretare ciò che vede. Si agisce così su un doppio livello: quello dell’organo vista e quella dell’organo mente. Il pensiero, nel lavoro della Iannone, è libero di migrare, perdersi, ritrovarsi sfruttando come guida le griglie policrome a cui l’artista è arrivata liberandosi dalla figura fino a giungere ad un dialogo puramente astratto con la materia. Ogni sua opera è delimitata dagli angoli della tela, uno spazio assolutamente chiuso, finito, ma allo stesso tempo in movimento: gemma di un universo conciso e contemporaneamente sterminato. Seppur gli edifici e i grattacieli di Teresa esistano nel rigore di una struttura formale ragionata, forse per l’accostamento dei colori, che agiscono violenti uno sull’altro acidi e saturi quali sono, forse per l’utilizzo della spato la che dona all’insieme una serie di vibrazioni fortemente materiche, a venirfuori è un organismo metropolitano palpitante di vita. Le opere così composte ci appaiono intrise di una certa potenza che accompagna l’occhiodell’osservatore, lo accompagna passo dopo passo lungo i tratti cromatici da cui affiora l’immagine trasfigurata di una città astratta. E per astrazione, ritornando alla purezza etimologico della parola e allontanandoci per un attimo dalle sovrastrutture culturali che dominano il concetto di “astrattismo”, si intende proprio la sostituzione della figura con una formula visiva ex novo. Qui la Iannone sembra muoversi agilmente tra le grandi lezioni impartite dall’espressionismo tedesco, non dipinge ciò che oggettivamente si vede, ma lo rielabora attraverso una sensazione privata e assolutamente personale, cogliendo del paesaggio urbano non solo l’ossatura, ma la carne vibrante che l’attornia. La sua anima. Il suo respiro vitale. Quella potenza, come si diceva pocanzi, che Gilles Deleuze definirebbe semplicemente Ritmo. Un ritmo che quando si manifesta attraverso l’udito è musica, ma quando lo fa attraverso la vista è pittura.

Angela Cerritello


Stay in Touch

Feel free to contact me by Email

©2020 Powered by Urban Dripping Mind​

it_ITItaliano
en_USEnglish it_ITItaliano