SHADOWS 

Con l’opera Shadows, Teresa Iannone affronta una tematica assai complessa, con una forte carica storica, sociale, politica. Ma innanzitutto la Iannone affronta l’impellente questione dell’umano che si misura con l’umano nella sua interezza stratificata. Lo fa come lo si fa con il linguaggio della pittura astratta, allentando la precisione del discorso didascalico per tastare nuovi orizzonti visivi. Lo fa come suggerendo, lasciando spazio all’osservatore di riempire lo spazio architettonico da lei costruito sulla tela con saggezza. La spatola qui raggiunge un livello concettuale ampio, sottolineando il salto dalla tecnica all’espressione, dal segno al significato. Da una griglia scura e offuscante sembrano liberarsi, o ancor meglio affiorare, gradazioni cromatiche accese. E’ come se il colore invece di essere aggiunto venga tirato fuori dalla massa fuligginosa così come avviene con il graffito. A palesarsi sono tinte sgargianti e vitali: dal blu, nuance ancora melanconica, si passa ad un verde minerale per poi assistere all’esplosione di un giallo nitido e potente. E’ così che la tela sembra dividersi in due porzioni distinte che si avvalorano di un forte contenuto metaforico. Se infatti la sezione di destra, per la sua cupezza, si fa portavoce di quanto avvenuto l’11 settembre 2001, la parte posta a sinistra, quasi per antitesi, o come per riequilibrare l’opera in termini tanto estetici quanto emozionali, diventa celebrazione di rinascita e speranza. Così, se da un lato, forte è il boato emotivo che il crollo delle Twin Towers ha generato, lo stato di angoscia e disorientamento che ha trascinato dietro di sé, dall’altro si erge potente un messaggio: da ciò che si distrugge nasce qualcosa di nuovo, dalle rovine i fiori più belli. Del resto e’ dalle crepe, dalle incrinature che entra la luce.
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